Il ciclamino in vaso è la pianta fiorita dell’autunno e dell’inverno. Arriva nei negozi quando quasi tutto il resto ha smesso di fiorire, chiede poca fatica e regge il freddo meglio di molte altre. Eppure tanti lo vedono afflosciarsi in una settimana. Quasi sempre la colpa è del caldo o dell’acqua data nel modo sbagliato.
Da dove viene il ciclamino
Il ciclamino da vaso che trovi dal fiorista discende dal Cyclamen persicum, una specie del Mediterraneo orientale. In natura cresce fra rocce e boschi radi, fiorisce nei mesi freschi e va a riposo d’estate, quando fa troppo caldo e secco. In Italia crescono anche ciclamini selvatici più piccoli, che si vedono nei boschi a fine estate. La voce Cyclamen di Wikipedia li descrive tutti.

Dove tenere il ciclamino in vaso
Al fresco e alla luce. La temperatura ideale sta fra i dieci e i diciotto gradi: una camera poco riscaldata, un ingresso luminoso, il davanzale interno di una finestra esposta a nord o a est. Accanto al termosifone il ciclamino ingiallisce e perde i fiori nel giro di pochi giorni.
Se in casa fa molto caldo, la soluzione migliore è metterlo fuori, sul balcone o sul davanzale, finché le temperature notturne restano sopra lo zero. Il ciclamino grande da appartamento non ama il gelo, quello a fiore piccolo lo sopporta meglio.
Come annaffiare il ciclamino in vaso
Dal basso. Si versa l’acqua nel sottovaso, si lascia che la terra la assorba per una ventina di minuti e poi si butta quella che resta. In questo modo l’acqua non tocca mai il tubero, il bulbo schiacciato da cui partono le foglie. Se il centro della pianta resta bagnato, marcisce.
Annaffia quando il terriccio è asciutto in superficie. Un ciclamino assetato si affloscia tutto insieme, ma si riprende in un’ora se gli dai acqua in tempo. Uno annaffiato troppo, invece, si affloscia e non si riprende.

Fiori appassiti e foglie gialle del ciclamino
I fiori sfioriti vanno tolti tirandoli con una leggera torsione dalla base, non tagliandoli a metà: il pezzo di stelo che resta marcirebbe. Lo stesso per le foglie gialle. Con questa pulizia il ciclamino continua a produrre boccioli per mesi.
Il ciclamino in estate
Verso la primavera il ciclamino rallenta, le foglie ingialliscono e la pianta sembra morire. In realtà va a riposo. Si riducono le annaffiature, si lascia il vaso in un posto ombreggiato e fresco, e a fine estate, quando spuntano le prime foglie nuove, si ricomincia a bagnare. Non tutti rifioriscono bene, ma molti sì.
Quanto dura un ciclamino
Un ciclamino comprato in autunno e tenuto al fresco fiorisce senza sosta fino a primavera, spesso per quattro o cinque mesi. In una casa molto riscaldata la fioritura si accorcia a poche settimane. Chi lo tiene sul balcone, riparato dal vento, di solito ottiene i risultati migliori.
Il ciclamino come regalo
È un regalo perfetto per chi ha un balcone o una casa fresca, e per le persone anziane che sono cresciute con i ciclamini sul davanzale. Si abbina bene alle altre piante della stagione fredda, come l’erica, e sta bene anche al cimitero: ne parliamo nella guida sui fiori per il cimitero in autunno.
Per altre piante che fioriscono nei mesi freddi c’è la guida sulle piante fiorite da regalare.
Domande frequenti sul ciclamino
Il ciclamino va tenuto in casa o fuori?
Il ciclamino ama il fresco: in casa solo in una stanza poco riscaldata e luminosa, altrimenti meglio sul balcone o sul davanzale finché non gela.
Perché il ciclamino ha le foglie gialle?
Di solito per troppo caldo, troppa acqua o acqua sul tubero. In primavera invece le foglie gialle sono normali: la pianta sta andando a riposo.
Cosa fare con il ciclamino dopo la fioritura?
Riduci l’acqua, lascia seccare le foglie e tieni il vaso all’ombra in un posto fresco per l’estate. A fine estate, quando spuntano foglie nuove, ricomincia a bagnare.
Il ciclamino gelato si può salvare?
Se il gelo ha colpito solo foglie e fiori, spesso sì: spostalo al riparo in un posto fresco, non caldo, togli le parti molli e aspetta. Se il tubero è diventato molle, la pianta è persa.
Come si annaffia il ciclamino in vaso?
Dal sottovaso, per una ventina di minuti, poi si butta l’acqua che resta. Così il tubero non si bagna e non marcisce.
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