Come nasce un bouquet artigianale, passo per passo

Un mazzo di fiori preconfezionato e un bouquet composto a mano possono contenere gli stessi fiori e non somigliarsi affatto. La differenza sta in quello che succede fra il mercato e il banco, e sono passaggi che dall’esterno non si vedono.

Si comincia dal mercato

La giornata di un fiorista inizia molto prima dell’apertura del negozio. Al mercato si guarda cosa è arrivato quella notte e in che condizioni, e da lì si decide cosa si potrà comporre nei giorni successivi.

La scelta non si fa sul catalogo. Le rose di una partita possono essere splendide e quelle della partita accanto già stanche, e la differenza si vede solo aprendo le scatole.

Questo è il motivo per cui un fiorista serio non promette mai un fiore preciso con troppo anticipo. Promette una composizione e un colore, e sceglie il fiore quando lo ha davanti.

La pulizia degli steli

Prima di comporre, ogni stelo va pulito. Si tolgono le foglie basse, quelle che finirebbero sott’acqua e marcirebbero nel giro di due giorni facendo puzzare tutto il vaso.

Si tolgono anche le spine dalle rose, almeno nella parte che verrà impugnata. Sui bouquet da sposa si tolgono tutte, ed è un lavoro lungo che nessuno nota se non quando è fatto male.

Il taglio degli steli si fa obliquo e con una lama affilata. Le forbici che schiacciano invece di tagliare chiudono i vasi conduttori, e il fiore beve meno.

La spirale

È la tecnica che sta dietro quasi tutti i bouquet rotondi. Gli steli non vengono affastellati ma disposti in diagonale, ognuno nella stessa direzione, in modo che si incrocino tutti nello stesso punto.

Il risultato è un mazzo che sta in piedi da solo su un tavolo, che ha una forma tonda regolare e che si può ruotare in mano senza che si scompongano i fiori.

Imparare a farla richiede mesi. Un bouquet costruito senza spirale si riconosce subito: gli steli sono paralleli, la base è un fascio rigido e la testa tende a schiacciarsi da un lato.

La regola dei numeri dispari

I fioristi lavorano quasi sempre con quantità dispari dei fiori principali. Tre, cinque, sette.

La ragione è che l’occhio, davanti a un numero pari, cerca istintivamente la simmetria e divide il mazzo in due metà. Con un numero dispari questo non succede e la composizione si legge come un insieme.

La stessa logica vale per le altezze: variare di qualche centimetro la posizione dei fiori dà profondità, mentre metterli tutti allo stesso livello appiattisce tutto.

Il verde non è riempitivo

Il verde in un bouquet fa un lavoro strutturale. Tiene distanziati i fiori, impedisce che si schiaccino fra loro, dà respiro alla composizione.

L’eucalipto porta linee morbide e profumo. La felce dà una texture fitta. Il pittosporo regge bene ed è economico. Le foglie grandi come l’aspidistra si usano per costruire, non per riempire.

Un bouquet senza verde è come una stanza senza pareti: i mobili ci sono tutti e non stanno insieme.

La legatura

Il punto in cui gli steli si incrociano si lega con spago o con nastro, stretto ma non tanto da schiacciarli. È quello che tiene la spirale.

Sotto la legatura gli steli si pareggiano con un taglio unico, così il mazzo appoggia dritto in un vaso. Nei bouquet da sposa la parte impugnata viene poi rivestita con nastro di raso.

Cosa chiedere a un fiorista

Le informazioni utili non sono quelle sul fiore, sono quelle sul contesto. A chi va, per quale motivo, dove finirà, quanto deve durare, che tipo di casa ha chi lo riceve.

Un fiorista che fa queste domande sta costruendo qualcosa per una persona precisa. Uno che chiede solo che fiori vuoi sta prendendo un ordine.

Componiamo ogni mazzo al momento, con quello che il mercato ha dato di buono quel giorno. Se hai in mente un colore, un fiore o un’occasione, dillo al 340 571 8094 e ti diciamo cosa possiamo fare davvero.

Guarda i bouquet che prepariamo.

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