Orchidea Phalaenopsis: come curarla perché rifiorisca

L’orchidea Phalaenopsis è la pianta fiorita più regalata in Italia e quella su cui si commettono più errori. La buona notizia è che sono sempre gli stessi tre, e una volta corretti la pianta vive per anni.

Non è una pianta da vaso

In natura la Phalaenopsis cresce aggrappata ai tronchi degli alberi, nelle foreste del sud est asiatico. Le sue radici stanno all’aria, prendono l’acqua dalla pioggia e dall’umidità, e fanno fotosintesi come le foglie.

Questo spiega tutto il resto. Il vaso trasparente non è un capriccio estetico: serve alle radici per ricevere luce. Il substrato è corteccia e non terriccio perché deve lasciar passare l’aria. E le radici che escono dal vaso e vagano in giro non sono un problema da correggere, sono il comportamento normale.

L’acqua

L’errore più comune è annaffiare troppo. Le radici che restano bagnate marciscono, diventano molli e marroni, e quando le foglie ingialliscono il danno è fatto da settimane.

Il metodo migliore è l’immersione. Si toglie il vaso trasparente dal coprivaso, lo si immerge in una bacinella d’acqua per dieci minuti, poi si lascia scolare completamente prima di rimetterlo a posto.

Ogni quanto lo dicono le radici. Quando sono verdi la pianta ha acqua a sufficienza. Quando diventano argentate o grigiastre è ora di bagnare. In una casa normale significa una volta a settimana d’estate e ogni dieci o quindici giorni d’inverno.

Nel sottovaso non deve mai restare acqua ferma.

La luce

Vuole luce abbondante ma mai sole diretto. Una finestra esposta a est è ideale, una a sud va bene con una tenda leggera.

Se le foglie diventano di un verde molto scuro la luce è poca. Se compaiono macchie chiare o bruciature la luce è troppa e diretta.

Perché non rifiorisce

Quasi sempre per mancanza di sbalzo termico. In natura la fioritura viene innescata dalla differenza fra la temperatura del giorno e quella della notte.

In un appartamento riscaldato in modo uniforme quello sbalzo non c’è mai, e la pianta resta in salute senza produrre steli fiorali.

La soluzione è portarla per qualche settimana in una stanza più fresca la notte, o vicino a una finestra dove la temperatura scende. Una differenza di sei o sette gradi fra giorno e notte per due o tre settimane è di solito sufficiente.

Dove tagliare lo stelo

Quando l’ultimo fiore cade, ci sono due strade.

Se lo stelo è ancora verde, si taglia due o tre centimetri sopra il secondo o il terzo nodo partendo dal basso. Quei nodi sono piccoli rigonfiamenti visibili sullo stelo, e da lì spesso parte un ramo secondario che fiorisce nel giro di qualche mese.

Se lo stelo è diventato secco e marrone, si taglia alla base. La pianta produrrà uno stelo nuovo quando avrà le condizioni giuste.

Il rinvaso

Si fa ogni due o tre anni, quando la corteccia si è decomposta e trattiene troppa acqua. Il momento giusto è dopo la fioritura, mai durante.

Si usa substrato specifico per orchidee, non terriccio universale, e si tolgono le radici molli e marroni lasciando quelle sode.

Le nostre

Teniamo la bianca, la fucsia e la rosa. Sono la pianta che consegniamo più spesso quando qualcuno vuole un regalo che duri, e nella guida sulle piante fiorite spieghiamo a chi sono adatte.

Se la tua orchidea non sta bene, portala in laboratorio a Piovà Massaia e la guardiamo. Nella maggior parte dei casi il problema sono le radici e si recupera. Il numero è 340 571 8094.

Guarda le piante.

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