Piante da interno che perdonano chi dimentica di annaffiare

Quasi tutte le piante da appartamento che muoiono in casa non muoiono di sete. Muoiono affogate, perché chi le ha ricevute le annaffia per affetto invece che per necessità.

Questa è la cosa più utile da sapere prima di sceglierne una, e vale per tutte quelle che seguono.

La sanseveria

Foglie rigide e verticali, striature chiare, sopravvive praticamente a tutto. Sopporta la penombra, resiste a settimane senza acqua, e in inverno può stare anche due mesi asciutta.

L’unico modo per ucciderla è annaffiarla troppo. In un appartamento poco luminoso è la scelta che non delude mai.

Il pothos

La pianta ricadente più diffusa nelle case italiane, con foglie a cuore screziate di giallo o di bianco. Cresce in fretta, si può appendere o far arrampicare, e si moltiplica mettendo un rametto in un bicchiere d’acqua.

Tollera la poca luce, anche se con luce abbondante le screziature diventano più marcate. Perdona le dimenticanze e segnala la sete con le foglie leggermente afflosciate, riprendendosi subito dopo.

Lo zamioculcas

Foglie lucide e carnose su steli eretti. È la pianta degli uffici per un motivo preciso: sopravvive alla luce artificiale, all’aria condizionata e alle settimane di chiusura estiva.

Accumula acqua nei rizomi sotterranei, quindi la siccità non la spaventa. L’eccesso d’acqua invece le fa marcire le radici e non se ne accorge nessuno finché non è tardi.

Lo spatifillo

È l’unica di questo elenco che dà anche fiori, quelle spate bianche che durano settimane. E ha una caratteristica che lo rende perfetto per i distratti: quando ha sete si affloscia in modo evidente, e dopo un’annaffiatura si rialza in poche ore.

In pratica dice quando bere, cosa che nessun’altra pianta fa in modo così chiaro. Lo teniamo in laboratorio ed è quello che consigliamo più spesso a chi dice di uccidere tutto.

L’anthurium

Fiore laccato rosso o bianco, foglie a cuore, aspetto grafico che sta bene negli ambienti moderni. Chiede un po’ più di attenzione delle precedenti ma resta gestibile: luce indiretta abbondante e acqua quando il terriccio è asciutto in superficie.

Fiorisce a lungo e ripetutamente. Il rosso e il bianco sono le due varietà che teniamo.

Come si capisce quando annaffiare

Il dito nel terriccio, fino alla seconda falange. Se esce asciutto si annaffia, se esce umido si aspetta. È il metodo più affidabile e non richiede nessuno strumento.

Il calendario fisso è la causa principale delle morti. Una pianta d’inverno in una casa fresca beve un terzo di quello che beve d’estate, e annaffiare ogni domenica a prescindere la affoga.

Il sottovaso va sempre svuotato dopo venti minuti. L’acqua che ristagna lì sotto è la ragione per cui le radici marciscono.

La luce, che è più importante dell’acqua

Una pianta in penombra cresce lentamente e beve poco. La stessa pianta vicino a una finestra cresce e consuma il doppio.

Quasi tutte le piante da interno vogliono luce abbondante ma non sole diretto. Il sole che batte sul vetro d’estate brucia le foglie in poche ore, e le macchie marroni che compaiono sono ustioni vere.

Le piante e i bambini piccoli

Alcune specie comuni sono tossiche se ingerite. La dieffenbachia, il filodendro, lo spatifillo e la stella di Natale rientrano fra quelle da tenere fuori portata quando in casa c’è un bambino che gattona o un gatto che mordicchia le foglie.

Se ci dici com’è la stanza, quanta luce prende e quanto sei affidabile con l’acqua, ti diciamo cosa sopravvive. Chiama il 340 571 8094 o passa in laboratorio a Piovà Massaia.

Guarda le piante che abbiamo.

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