Calle: eleganza essenziale, dalle nozze al commiato

La calla ha una forma che non somiglia a nessun altro fiore: una curva unica, chiusa su se stessa, senza petali visibili. È la ragione per cui piace tanto a chi trova gli altri fiori troppo mossi.

Non è un fiore

Quella che tutti chiamano calla non è un fiore ma una foglia modificata, chiamata spata, arrotolata intorno a un’infiorescenza. I fiori veri sono i granellini gialli sullo spadice centrale, minuscoli.

Il nome botanico corretto è Zantedeschia, dedicato al botanico italiano Giovanni Zantedeschi. Il nome calla appartiene tecnicamente a un’altra pianta, ma ormai l’uso comune ha vinto.

Arriva dal Sudafrica, dove cresce spontanea nei terreni umidi.

Perché sta in due mondi opposti

La calla si usa nei bouquet da sposa e nelle composizioni funebri, e questa doppia appartenenza confonde molte persone.

Il motivo è la sua sobrietà. Non ha ridondanza, non ha petali che ricadono, non ha profumo invadente. Una forma così essenziale funziona in qualsiasi contesto formale, che sia gioioso o doloroso.

Nel commiato la calla bianca è una delle scelte più eleganti, e ne parliamo nella guida sui colori dell’ultimo saluto.

I colori

La bianca è la classica, quella con la spata grande e lo stelo lungo. È la varietà che si usa nei bouquet da sposa a fascio, tenuti sul braccio.

Le colorate sono più piccole e arrivano in una gamma sorprendente: giallo, arancio, rosa, bordeaux quasi nero, viola. Le varietà scure hanno un aspetto grafico che piace molto negli allestimenti contemporanei.

Il bordeaux profondo, in particolare, è uno dei pochi fiori quasi neri che esistano in natura.

Lo stelo, che è delicato

Lo stelo della calla è carnoso, pieno d’acqua e si ammacca se lo si stringe. Un segno lasciato dalle dita resta visibile per tutta la vita del fiore.

Va maneggiata poco e afferrata alla base. Nei bouquet da sposa questo è un punto critico, perché lo stelo viene legato e rivestito, e una legatura troppo stretta lo danneggia.

Il taglio si fa obliquo e l’acqua nel vaso deve essere poca, tre o quattro centimetri. Come le gerbere, la calla marcisce se lo stelo resta immerso a lungo.

Quanto dura

Da sette a dodici giorni, che per un fiore così è una durata ottima.

La fine si riconosce dai bordi della spata che si arrotolano verso l’esterno e diventano trasparenti. Fino a quel momento il fiore resta praticamente identico a com’era il primo giorno.

La calla in vaso

Esiste anche come pianta da vaso, con rizomi che si piantano in primavera e fioriscono in estate. Vuole terreno umido, molta luce e teme il gelo.

Nei climi come quello del Monferrato i rizomi vanno tolti dal terreno o protetti in inverno, altrimenti gelano.

Con cosa si accosta

La calla sta bene da sola. Un fascio di calle bianche in un vaso alto è una delle composizioni più eleganti che si possano fare, e aggiungere altro spesso peggiora il risultato.

Quando si accosta, funziona con fiori dalla forma altrettanto pulita: orchidee, anthurium, rose molto chiuse. Il fogliame deve essere minimo e lineare.

Con i fiori mossi e ricchi, come le peonie o le ortensie, il contrasto è troppo forte e nessuno dei due rende.

Le calle le usiamo spesso nelle composizioni per cerimonie, dove la linea pulita conta più della quantità. Per sapere quali colori abbiamo chiama il 340 571 8094.

Guarda le occasioni speciali e la sezione Funebre.

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